Il comune di Sampeyre si sviluppa su entrambi i fianchi della valle Varaita, delimitato a nord dalla cresta spartiacque con la valle Po, ed a sud da quella con la valle Maira; il paese di Sampeyre è un Centro turistico molto frequentato per il suo gradevole clima di media montagna, può essere definito la "capitale" della Valle Varaita.
Il borgo di Rore (“Roure”) è situato sul margine superiore del conoide di deiezione del Roure e del Chantorane, e le case risultano disposte a ridosso della formazioni rocciose del Chastel e della collinetta dove sorge la cappella di SS. Trinità: secondo questa disposizione risulta libera per le coltivazioni un’ampia fascia di terreno sottostante sino alle acque del fiume Varaita (ed inoltre è garantita una sufficente sicurezza rispetto a possibili innondazioni dei torrenti).
La parola “Rore” deriva dalla parola "roure", che in lingua occitana significa "quercia, rovere”e, storicamente, il nome di “Roure” risulta comparire per la prima volta su alcuni documenti relativi ad una donazione del 1087 nei quali un certo Guglielmo del fu Daniele e sua moglie cedevano all’abbazzia di Cavour alcuni dei loro terreni.
A Roure il nucleo medioevale ancora oggi conservato è rappresentato da una sola casa al Bourg e da pochi altri elementi a sinistra del Roure; il borgo era completato da un posto di guardia fortificato, probabilmente una torre, posta sull’altura del Chastel e della quale si possono ancor oggi scorgere i resti.
La situazione, alla fine del ‘500, non doveva essere molto dissimile da quella descritta dal Ladurie per la LinguadocaLo stato endemico di belligeranza rappresentato dalle guerre di religione e dalla conquista sabauda, al quale si deve aggiungere la crisi economica generale, si riflette pesantemente sul bilancio comunale e porta come conseguenza una riduzione degli scambi commerciali, del tenore di vita e della crescita demografica che nel 1630 subirà un ancor più brusco arresto per le conseguenze del contagio del 1630 (nel comune di Sampeyre è probabile che furono colpiti circa il 69% della popolazione con una mortalità compresa tra il 23 ed il 53%).
Nel 1699 il territorio di Roure presenta numerose case in rovina ed i campi coltivati ridotti per la gran parte a gerbido.
Solo nei primi anni del 1700 si può osservare una lenta ricrescita della popolazione e dello sviluppo urbanistico che, proseguito nel secolo successivo, porterà, attraverso fasi successive di ristrutturazione e di ampliamento allo stato attuale degli insediamenti o, meglio, a quello degli anni precedenti l’ultimo conflitto mondiale.
Dall’immediato dopoguerra si assiste infatti ad una nuova fase di espansione edilizia e di interventi, non sempre felici, sui tessuti abitativi. Questi, accanto al progressivo spopolamento ed abbandono dei centri minori, all’abbandono delle colture ed al progressivo espandersi delle superfici boschive e degli incolti, sono le testimonianze più appariscenti della crisi che travaglia la montagna, crisi tuttora presente anche se taluni segni sembrano far intravvedere una sua possibile risoluzione.
Gli anni sessanta e settanta videro la fine del fenomeno dell’emigrazione all’estero, in particolare in francia: l’industrializzazione della pianura e della bassa valle cominciò ad offrire una possibilità d’impiego per chi sul posto non ne trovava. Furono gli anni del più forte spopolamento, però, per il trasferimento della gente verso la pianura e per la rarefazione delle nascite.