Itinerari

“TUMPI LA PISSO” - Rore (Sampeyre)
Dislivello:
+230m / -0m al punto più elevato dell'itinerario Dislivello totale: +230m / -230m Tempo di salita: 1h00' al punto più elevato dell'itinerario Tempo totale: 1h40' Difficoltà: E
Descrizione: Entrati in Rore, si incontra un primo bivio a sinistra per Tumpi la Pisso, seguito a pochi metri da un secondo bivio, questa volta sulla destra. Si costeggiano le ultime case del paese, in un fitto bosco di latifoglie miste, immettendocisi poco oltre su un piccolo tratturo. Lasciato a destra un bivio per loc. Ciastel, Dragoniere e Becetto, ed oltrepassato il canale di alimentazione della centrale idroelettrica di Brossasco, si attraversa due volte il Rio Cantarana su ponticelli in pietra e cemento. Con ripida salita, si arriva ad incontrare un sentiero proveniente da destra ed un piccolo punto di sosta, dove un pannello informativo introduce al mondo fantastico dei "Sarvanot".
Figura mitologica diffusa nelle vallate alpine con diversce sfacettature, il "Sarvanot" è un folletto, abitante dei boschi della Val Varaita e non solo. Piccolo di statura, dall'aspetto umano ma bruttino e peloso, ha piedi caprini, è intelligente ed estremamente permaloso. Schivo, spesso attivo di notte, si rintana volentieri sotto le radici degli alberi o negli anfratti delle rocce. Quando ne esce, manifesta la sua natura allegra e burlona, divertendosi a fare dispetti agli uomini.
E' curioso notare come, nelle vallate più meridionali della Provincia, il Sarvanot assuma le sembianze del più rude "Servan", uomo selvatico assai difficile da avvicinare, detentore di conoscenze e segreti su quasi tutte le attività umane legate alla montagna, che i valligiani tuttavia non riescono mai a farsi rivelare.

Poco oltre, due bei ponti in legno portano prima sulla destra e quindi di nuovo sulla sinistra orografica del rio. Alla testata della incassata valletta, chiusa da un salto roccioso, si trovano l'ennesimo ponte in legno che porta ad ammirare la piccola ma spettacolare cascata, ed un bivio a destra per Dragoniere e loc. Ciastel.
Il nome di questa prima parte dell'itinerario deriva dalla località appena raggiunta: 'Tumpi' indica una profonda pozza, mentre 'Pisso' significa appunto cascata.
Dopo la tappa obbligatoria alla cascata, si torna al bivio, iniziando una salita ripida, con stretti tornanti ricavati nella roccia e protetti da una ringhiera in funi metalliche. Passato il tratto roccioso, il sentiero sale sempre deciso sui fianchi di un ripido pendio. Terminata la salita, si lascia a destra un bivio per Rore e Ciastel, proseguendo ora in falsopiano. Si trascurano altre due deviazioni, a destra per Rore e loc. Ciastel, a sinistra per Dragoniere e, oltrepassato un bel punto panoramico sulla valle appena risalita, si scende con lievi pendenze nel bosco.
Sono parecchi gli esemplari di rovere (Quercus petraea) che si incontrano lungo tutto il sentiero. Quest'albero, in dialetto chiamato 'rure' e dal quale la borgata prende il nome, è una imponente e longeva quercia, in grado di vivere per centinaia di anni e raggiungere altezze superiori ai 30m. In montagna è più difficile rinvenire esemplari di grosse dimensioni in quanto il bosco di rovere veniva sfruttato sia per il legname, ottimo come combustibile, sia per le frasche, che costituivano un alimento per il bestiame. Oggigiorno, il legno di rovere è molto apprezzato per la produzione di mobili di pregio.
Nei pressi di una piccola radura, si incontrano un pilone votivo, un tavolo da pic-nic e altri due bivi, uno a sinistra ed uno a destra, che si trascurano. La discesa prosegue con alcuni tornanti su un comodo sentiero; passato un curioso monumento eretto per il ventennale della fondazione dell'associazione "Lu Rure", curatrice dell'itinerario, si arriva in breve tempo al bivio per Becetto, incontrato salendo. Da qui, con percorso a ritroso, si torna a Rore.
Accessi: Da Costigliole Saluzzo si risale la Valle Varaita fino a Rore, dove si lascia l'auto. Il sentiero ha inizio dietro all'Albergo degli Amici. Note: Dalla località 'Tumpi la Pisso' la salita prosegue su uno stretto sentierino su un versante molto ripido, con alcuni tratti attrezzati con ringhiera in funi metalliche. Se ne sconsiglia la percorrenza in caso di maltempo.


“COLLE E LAGO DI LUCA” - Sampeyre
Dislivello: +828m / -114m al Colle di Luca Dislivello totale: +828m / -828m Tempo di salita: 2h45' al Colle di Luca Tempo totale: 5h00' Difficoltà: E
Descrizione: Dalla Cappella della Madonna della Neve, poco a monte della frazione Colletto di Sopra, si segue la strada sterrata per qualche decina di metri, fino ad incontrare sulla destra il sentiero per il Colle di Luca. Il sentiero taglia un tornante della sterrata e vi si riunisce poco sopra. Raggiunto il Rio Milanese, non lo si attraversa ma si prende sulla sinistra il tratturo in salita (chiuso da una sbarra in legno) che risale i pascoli di Pian Chirlè. Si prosegue per prati tendendo un rio sulla sinistra, fino a che compare dietro un dosso una grossa baita. Poco prima di raggiungerla si piega decisamente a sinistra (NO) e si imbocca l'ampio canalone alle spalle della baita. Si incontrano svariate tracce di sentiero, che si tengono comunque tutte sul versante prativo (sinistro orografico) del canalone. Durante la ripida salita si costeggiano i ruderi di un gias. Arrivati al colletto soprastante, ci si tiene subito a monte di una piccola pietraia detritica, quindi si prosegue a mezzacosta in lieve salita attraversando un terreno acquitrinoso a causa dei numerosi rivoli d'acqua che lo solcano. Si raggiunge una piccola piana erbosa, sotto la quale si trova il minuscolo Lago Cibuo, ridotto a torbiera. Il percorso (ogni tanto appaiono tracce di sentiero e qualche ometto in pietra) prosegue risalendo una valletta sulla destra; raggiunto un panoramico ripiano erboso, con andamento a semicerchio verso sinistra, ci si porta poco a monte del Lago Lauserot, anch'esso ormai prossimo alla trasformazione in torbiera. Si continua a salire in direzione NO e si raggiunge in breve il Lago di Luca, su una sponda del quale si trova una baita. Seguendo tracce di tornanti ed ometti, si risale il pendio alle spalle (N) del lago, tra detriti e rada erba, piegando mano a mano verso E. Si valica la dorsale che scende da Punta delle Guglie e si incomincia a scendere, dapprima più ripidi lungo un canalino, quindi lungo un pendio ora più dolce. Si raggiunge in breve il Colle di Luca, dal quale si gode ottimo panorama sul Monviso. Al Colle di Luca giungono numerosi itinerari, anche se non tutti evidenti. Sulla sinistra si staccano il sentiero per il Passo Gallarino (segnavia V27) e quello per Meire Dacant (segnavia V5) in direzione di Oncino; diritto si trova una traccia che sale a Punta Rasciassa mentre sulla destra si trovano il sentiero per il Colle di Cervetto (segnavia U31) e quello che punta verso la Cappella della Madonna della Neve e Borgata Foresto (segnavia U4). Lungo il sentiero U4 si scende dal colle alla conca sottostante, che si attraversa mantenendosi sul versante sinistro orografico. Si arriva ad aggirare un grosso roccione affiorante per poi scendere ad una seconda conca. Ci si mantiene sulla sinistra orografica del Rio Milanese, e lo si segue in quota con percorso a mezzacosta. Quando riappare a fondovalle la grossa baita incontrata durante la salita, si scende verso il rio, indovinando il percorso del sentiero tra le tracce lasciate dagli animali al pascolo, e tenendo come riferimento alcune rocce montonate affioranti più in basso. Lasciata sulla sinistra una traccia per la Madonna Alpina e Becetto, si torna sui pascoli di Pian Chirlè. Si guada il Rio Milanese, si raggiunge la grossa baita, e da qui si compie il percorso inverso a quello seguito in salita, fino a tornare alla Cappella della Madonna della Neve.
Accessi: Da Costigliole Saluzzo si risale la Valle Varaita fino a Sampeyre. Proseguendo oltre, si passa la borgata Calchesio e si svolta poco dopo a destra per Roccia. Si tralascia un bivio a sinistra per Villar e, subito prima della borgata Roccia, si prende a sinistra per Foresto. Si inizia una lunga salita che tocca le borgate Ciampanesio e Pui ed infine raggiunge Colletto di Sopra, ove si lascia l'auto. Circa metà di questo percorso è su strada sterrata in discrete, ma non ottime, condizioni. Note: Gran parte dell'itinerario si svolge senza sentiero o su sentieri poco battuti e non sempre evidenti. Si sconsiglia la percorrenza in caso di scarsa visibilità.


“BIVACCO BOERIO E LAGO DI MONGIOIA” - Sant’Anna di Bellino
Dislivello: +1239m / -15m al Lago di Mongioia Dislivello totale: +1254m / -1254m A/R al Lago di Mongioia Tempo di salita: 4h30' al Lago di Mongioia Tempo totale: 7h50' A/R al Lago di Mongioia Difficoltà: E
Descrizione: Seguendo le indicazioni per la via ferrata, si imbocca la strada sterrata (segnavia U26) che sale inizialmente abbastanza ripida, poi con pendenze più dolci, lungo il fondo del vallone. Si passano i ruderi di una balma, quindi le Grange di Prato Rui, poco oltre le quali si trova a destra la mulattiera che porta al Bivacco Boerio. La si imbocca e, dopo breve salita, si raggiungono le Grange Cruset.
Non deve stupire di intravvedere su una grangia, dipinto in facciata, il motto della Guardia alla Frontiera ("Dei Sacri Confini Guardia Sicura"). Ci si trova infatti nel bel mezzo del Caposaldo Varaita di Bellino, realizzato intorno agli anni '40 a difesa dei confini della valle. La mulattiera appena percorsa segue l'itinerario della strada ex-militare 83, "Sant'Anna di Bellino - Grange Cruset", mentre Rocca Senghi, l'enorme roccia che si staglia sopra Grange Cruset, nasconde al suo interno l'Opera 213 del Vallo Alpino ed al suo fianco una casermetta. Con un pizzico di attenzione, in questo tratto del percorso, si possono notare anche altre opere fortificate facenti parte del Caposaldo ben mascherate nell'ambiente circostante.
[Le strade dei cannoni]
Attraversate le Grange Cruset, si continua per sentiero tra prati e si tralascia quasi subito, sulla sinistra, il bivio per il Colle dell'Autaret (segnavia U27) ed il Colle di Bellino (segnavia U28). Si prosegue in costa tra prati, non lontani dalla sponda sinistra orografica del Torrente Varaita di Rui. Si scende ad attraversare il torrente su ponte in legno, per poi inerpicarsi a ripidi tornanti lungo un pendio prativo solcato da smottamenti e tratturi delle mandrie. Passata un piccola grangia in posizione panoramica, si continua a salire a tornanti tra pascoli, superando una prima grangia isolata e quindi altre due. Il sentiero tende a spianare e prosegue a mezzacosta. Si attraversa il ruscello che scende dal Vallone Baiso del Colle e si raggiungono tre grangie, per entrare poi nell'allungata conca pascoliva del Vallone Varaita di Rui a fianco dell'omonimo torrente. Lasciata a monte del sentiero una grangia, il sentiero poco dopo passa in mezzo ad altre due grange (indicate su molta cartografia come Grange del Chiot e in loco come "Arberk foòuns de Roui", liberamente traducibile con "Abitazioni alpine della Fonte di Rui"). Superate anche le Grange Fons di Rui, che si trovano sulla sponda opposta del torrente, quando il vallone principale piega sulla destra si trascura il bivio per il Passo di Fiutrusa (segnavia U26) e si imbocca a sinistra il sentiero (segnavia U67) per il Lago di Mongioia e il Bivacco Boerio. Si inizia una ripida salita a tornanti su un costone prativo, non lontani dal ruscello che discende lo stretto valloncello, proseguendo quindi tra detriti e magra erba fino a raggiungere e superare un breve ripido canalino. Oltre questo tratto, il sentiero attraversa magri prati con andamento pianeggiante, ma poco dopo riprende a salire deciso. Lasciata a destra una piccola piana con una pozza d'acqua, si continua con una lunga salita tra detriti. Un traverso in diagonale porta infine a superare due salti rocciosi che adducono all'ampia e pianeggiante displuviale dove si trova la poco marcata depressione del Passo di Mongioia. Poco oltre, sempre sulla displuviale, si trova il Bivacco Boerio e, subito sotto, il Lago di Mongioia.
Accessi: Da Costigliole Saluzzo si risale la Valle Varaita fino all'abitato di Casteldelfino. Preso il bivio a sinistra per Bellino, si risale il vallone fino a Sant'Anna di Bellino, da dove si prosegue per alcune centinaia di metri su sterrata fino ad uno slargo (posteggio) oltre il quale la strada è interdetta al traffico privato.


“CHIANALE E IL PASSO DELL’AGNELLO” - Valle Varaita in automobile

Aperta al transito dal 1970, nei soli mesi estivi, la provinciale n.251 del Colle dell'Agnello costituisce il più alto valico stradale delle Alpi Occidentali. Chi non se la sente di camminare può arrivare in alta montagna comodamente seduto in automobile; sono però d'obbligo quattro passi per ammirare il bellissimo borgo di Chianale, attraversato dal 'Chemin Royal'.
Descrizione: La borgata alpina di Chianale, uno dei centri abitati permanentemente abitati più alti della Provincia, merita una visita. Il borgo, attraversato dal famoso 'Chemin Royal', offre notevoli scorci sia per le abitazioni tipiche che per quelle recentemente ma ottimamente riattate. Ripresa l'auto, poco dopo Chianale si lascia sulla destra l'imbocco del Vallone di Soustra. Si entra nel Vallone dell'Agnello, si supera Pian dell'Agnello e quindi si sale con numerosi tornanti. Si passa a fianco del piccolo Lago del Pic d'Asti circondato da pascoli (circa quota q.2560) e, poco oltre, a monte del Rifugio degli Alpini. In breve si perviene al valico, dal quale si gode di uno splendido panorama sia sulle vallate circostanti che sul Monviso.



Accessi: Da Costigliole Saluzzo si risale la Valle Varaita fino a Pontechianale e Chianale. Il valico dell'Agnello è transitabile solo nel periodo estivo. Note: Il Colle dell'Agnello è il valico stradale più elevato del Cuneese e da esso si può osservare uno splendido panorama. La salita in auto al Colle consente, a chi non può camminare sui sentieri, di passare una giornata in un ambiente alpino di rara bellezza.